CHIESE MODERNE, 1939-1942

CHIESE MODERNE, 1939-1942


Per chi è abituato al Novus Ordo Missæ che il Concilio Vaticano II ha ufficialmente sanzionato oramai da oltre un quarantennio, i progetti di chiese che Cesare Cattaneo e Mario Radice elaborarono durante i primi anni del secondo conflitto mondiale assumono quasi il senso di una presenza profetica, in una nuova visione che tutto poneva in discussione. Vi è in esse, oltre che l'apertura ad acquisire il senso evolutivo della liturgia, una profonda condivisione di un ritorno alle origini del rito, confermando l'adesione a quel primordialismo che la presenza a Como di Franco Ciliberti, loro amico e sodale, diffondeva in quegli anni (sia Cattaneo che Radice furono nel 1941 tra i firmatari del Manifesto di Valori Primordiali). L'impianto dei progetti-tipo di chiese, non specificatamente localizzate, nacque proprio dalla collimazione tra l'evoluzione del pensiero liturgico, nel senso di un'accresciuta funzione pastorale del rito, e la concezione tradizionale che permeava la loro cultura.

L'ambiente comasco era sempre stato incline alla componente artistica dell'archiettura, ma ormai, messi intenzionalmente quasi in sottordine gli schemi compositivi tradizionali - ove però ancora «ogni elemento massimo e minimo ha misure (anche nei minimi particolari) in esatto rapporto armonico tra loro» - Cattaneo e Radice si trovano davanti ai vincoli oggettivi delle necessità funzionali di una chiesa e questi presero il sopravvento. Soprattutto nell'individuare la planimetria migliore per la partecipazione attiva dei fedeli al rito venivano riscoperte e valorizzate le potenzialità funzionali delle chiese a pianta centrale, mettendo in crisi gli schemi planimetrici della assoluta maggioranza di chiese esistenti a pianta longitudinale.

Entro un recinto quadrato, fu così individuato un settore di cerchio che si irradiava a ventaglio, ove porre al centro il presbiterio circolare coperto da una cupola che si innalza al cielo e che lo rappresenta. Da qui si apre la liturgia celebrata dal sarcerdote rivolto verso i fedeli e verso il quale converge la partecipazione diretta degli stessi in un rapporto biunivoco di comunione.

Da: IO. Il bigino di Cesare Cattaneo, di Mario di Salvo (2015)

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