ARCHIVIO CATTANEO

Scrittore prolifico e di grande successo, Leopold von Sacher-Masoch è stato uno dei più grandi talenti e una delle personalità più "colorate" della seconda metà del XIX secolo. La sua enorme produzione, sviluppata in poco più d'un ventennio, comprende ottanta romanzi, oltre un centinaio di racconti e di saggi, otto drammi e numerosi scritti giornalistici. Giustificano la sua reputazione letteraria gli straordinari Racconti di Galizia, comparsi attorno al 1870 a inaugurare un ciclo narrativo di larga scala, Il lascito di Caino, in seguito concluso solo nelle due prime parti, l'Amore del 1870 e la Proprietà del 1877.

Lo scalpore che destarono alcuni dei suoi racconti, accusati d'immoralità per l'arroganza provocatoria e l'eccessivo erotismo riscontrati da una critica codina e incapace, gli alienò ben presto il favore dei lettori di lingua tedesca, che pure l'avevano celebrato definendolo il «legittimo successore di Goethe»; i francesi, al contrario, lo elessero loro beniamino e Sacher-Masoch finì per diventare una sorta di dipendente a tempo indeterminato della prestigiosa «Revue des Deux Mondes». Al pubblico francese lo scrittore sembrava d'altra parte predestinato fin dalla fanciullezza; le sue prime lingue, infatti, furono il ruteno e il francese, il tedesco lo apprese solo in seguito, allorché il padre, alto funzionario della polizia austriaca, nel 1848 venne trasferito dalla Galizia a Praga per contrastare l'insurrezione che anche in terra boema aveva spinto i sudditi a chiedere più ampie autonomie per le popolazioni slave dell'impero asburgico.

L'aver vissuto l'infanzia e la prima adolescenza in Galizia ha consentito a Sacher-Masoch una profonda conoscenza dei luoghi e dei costumi della regione nativa, una babilonia di popoli, razze e religioni che sperimentò la sua fragilità multietnica nella rivolta dei Polacchi galiziani del 1846e in quella sopra citata del 1848 a Praga, entrambe direttamente richiamate dallo scrittore nei suoi Racconti di Galizia.

È stato scritto che la sua opera è caratterizzata dalla giustapposizione della prosa realistica con i contenuti popolari. Non solo: nella varietà della sua produzione letteraria spiccano almeno quattro motivi principali: la storia dell'amato impero asburgico, la commedia politica, la vita e la cultura ebraica, la natura della donna.

Quest'ultimo aspetto merita una riflessione particolare, perché la donna-protagonista viene rappresentata in guisa di femme fatale, un devastante oggetto di piacere, la figlia crudele di Caino.

Non è una novità, in letteratura c'erano stati precedenti illustri come illustri e numerosi sarebbero seguiti i ritratti della donna così rappresentata: la Eva della Bibbia, la Elena della Piccola Iliade, la Belle dame sans merci di Keats (1819), la Carmen di Mérimée (1845) e, dopo Sacher-Masoch, la Salomè di Wilde, la Lulù di Wedekind fino alla Lolita di Nabokov; giusto

per citarne alcune tra le tante. Insomma, nello scrittore galiziano l'immagine della femminilità viene a identificarsi nei due modelli estremi: c'è la donna "madonna", che il matrimonio e i

figli hanno trasformato in un immaginario essere asessuato, ma c'è anche - ed è una presenza intrigante e seducente - la donna tentatrice la cui sessualità predestina a essere "puttana"; da una parte l'epouse/mere, la madonna, e dall'altra la cruelle femme, la puttana.

D'altra parte nel tardo naturalismo del decadentismo viennese personaggi in fondo fragili, come quelle Dzvinka, Nicolaïa, Kassya, Olga o Marzella che Sacher-Masoch ci propone con insistita regolarità, dominano con rara pregnanza la letteratura austro-ungarica.

Con Frinko Balaban (Der Capitulant), edito a München nel 1869 ma forse scritto l'anno precedente, Sacher-Masoch insiste su almeno due dei quattro motivi cui s'è accennato: la vera protagonista, Kassya, che compare solo nell'ultima pagina ma è il vero perno attorno al quale ruota tutto il racconto, è un'autentica femme cruelle; poi è centrale il filone storico, l'efficienza e la fedeltà dell'esercito alla bandiera gialla con in mezzo l'aquila nera, quello che per un secolo e mezzo fu l'autentico pilastro su cui poggiava l'Impero asburgico.

Frinko Balaban è l'uomo retto e fedele che vive il tradimento di Kassya rifugiandosi nell'adempimento del proprio dovere; è stimato da tutti perché è forte e giusto, lui però non è felice, è un nomade in cammino senza una sua vera dimora, perché:

...i giusti non hanno casa, perché la fuga dal mondo è la loro professione ed è l'unico mezzo per salvare le loro anime.

Kassya è crudele e avida, il suo cinismo si svela nella proposta che rivolge a Balaban:

...se io stessi con il padrone quaggiù, e lassù con te, tutta per te? Lassù saremo tutti spiriti puri, ma quaggiù io non sono che una donna... Se tu avessi un castello, se tu potessi concedermi servi e valletti, un tiro a quattro, portarmi

dalla città gioielli e pellicce di zibellino, come ne indossano le donne dei nobili, o anche se tu fossi soltanto un contadino benestante, ebbene! Io non vorrei essere che solo tua... Tu sei l'uomo che amo di più al mondo...

Kassya raggiungerà il suo scopo, sposerà il padrone polacco e conquisterà castello, servi e tiro a quattro... Ma sarà felice? Schopenhauer osserva che i desideri perdono presto ogni piacere dopo essere stati soddisfatti e pertanto diventano inadeguati per conseguire la felicità, ciò che rende la condizione umana inesorabilmente dolorosa.

Alla fine l'autore farà comparire anche Kassya in carne e ossa sulla scena del racconto:

La slitta si era fermata. Scostando le pelli d'orso che la ricoprivano, una donna rivestita d'una ricca pelliccia si drizzo in piedi. Come ebbe sollevata la veletta del suo copricapo, potei notare che era molto bella, ma terribilmente pallida. I suoi occhi blu fiammeggiavano per la collera. - Che volete da me? - gridò con voce soffocata...

E poco dopo chiuderà il racconto con accenti di avvincente letteratura:

- Era la donna del signore di Zavale, - mormorò Kolanko, - quella che lui ha amato e che ama ancora.

Calò un lungo silenzio; poi Mikolai aggiunse:

- Si ritiene che lei non sia affatto felice con il marito; lei è continuamente attorniata dai cortigiani. Avete notato come è pallida?

- Guardate un po' la sua slitta e la pariglia! - disse allora il capitolare. -

Non ha forse al suo servizio cracoviani e Cosacchi? I signori potenti le baciano la mano. Perché non dovrebbe essere felice?

Giuseppe Pontiggia era solito ripetere che un'opera di narrativa dovrebbe chiudersi con una domanda, non con un'affermazione, con ciò suggerendo che «l'arte coltiva il dubbio». «Perché non dovrebbe essere felice?» non è una domanda qualsiasi, è una domanda cui è difficile rispondere.

Nella sua vita infelice Sacher-Masoch sembra immedesimarsi nel ruolo di uno dei suoi personaggi perdenti, e seguirà il rapido declino della sua stella. Uno dei poeti più dotati della storia della letteratura austriaca scomparirà nel naufragio della sua vita fino a essere suggellato dall'oblio.

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