ARCHIVIO CATTANEO

Restai solo, pensieroso; calò la notte intorno a me. Il tronco marcio cominciava a emettere un lucore fosforescente, entro il quale diventava visibile un intero mondo di pianticelle parassite e di insetti indaffarati. Sognavo. Le immagini della giornata sfilavano davanti a me come quelle bollicine che si formano e scompaiono alla superficie dei corsi d'acqua, io le esaminavo senza paura e senza gioia. Vedevo il meccanismo della creazione, vedevo la vita e la morte riunirsi e trasformarsi l'una nell'altra, e la morte meno terribile della vita. E più mi richiudevo in me stesso, più tutto quello che mi circondava diventava vivo e mi parlava e mi colpiva: «Tu vuoi fuggire, povero stolto, ma non lo puoi, perché tu sei come noi. Le tue arterie pulsano all'unisono con le arterie della natura. Tu devi nascere, crescere, annullarti come noi, figlio del sole, non cercare di difenderti, non serve a nulla...»

Un sussurro solenne corse tra le foglie, sopra la mia testa i lampadari eterni bruciavano nella loro calma sublime. Credetti vedere davanti a me la divinità triste e taciturna, che senza tregua partorisce e inghiotte; essa mi rivolse queste parole:

«Tu vorresti sederti in faccia a me come un essere a parte, povero presuntuoso! Tu sei l'increspatura sulla superficie dell'acqua che per un momento brilla sotto i raggi della luna per svanire poi nella corrente. Impara a essere modesto e paziente e a umiliarti. Se la tua giornata ti sembra più lunga di quella dell'effimero, per me, che non ho né inizio né fine, non è nulla di più d'un istante... Figlio di Caino, tu devi vivere, tu devi uccidere; capisci una volta per tutte che tu sei mio schiavo e che la tua resistenza è inutile. E lascia perdere questa paura infantile della morte. Io sono eterna e immutabile, come invece tu sei mortale e mutabile. Io sono la vita, e i tuoi tormenti e la tua esistenza mi lasciano indifferente... tu come tutti loro, voi provenite da me e, presto o tardi, a me ritornerete. Vedi come in autunno gli insetti si trasformano in crisalidi, per proteggere le loro uova, poi muoiono tranquilli, nell'attesa della primavera. Tu stesso non muori ogni sera per rinascere l'indomani? E hai paura dell'ultimo sonno!

Io vedo con indifferenza la caduta delle foglie, le guerre, i flagelli che portano via i miei figli, perché nella morte io sono viva e immortale nella distruzione. Comprendimi e cesserai di temermi e di accusarmi; tu ti salverai dalla vita per tornare nel mio girone, dopo una breve angoscia».

Così mi parlò la grande voce. Poi si fece di nuovo silenzio. La natura rientrò nella sua tetra indifferenza e mi lasciò ai miei pensieri.

Mi prese un terrore indefinito; sarei voluto fuggire, mi alzai per uscire dalla foresta. Presto raggiunsi la pianura che si stendeva quieta sotto un cielo chiaro pieno di stelle. In lontananza, vedevo già il mio villaggio e le finestre illuminate di casa mia. Si fece in me una calma profonda e un desiderio ardente di scienza e di verità s'accese nell'animo mio. Come infilai il sentiero familiare attraverso campi e prati, scorsi a un tratto una stella che brillava nel cielo, e mi sembrò che mi facesse strada, come la stella dei Magi che cercavano la luce del mondo.

archiviocattaneo@libero.it